26/04/2016
Edilizia: finire le opere per ripartire,
la Civitavecchia-Orte ferma dal ‘73
Parla Fabio Turco, neo segretario generale della Filca Cisl Lazio. «È un bollettino di guerra, ma a pagare sono soprattutto le famiglie. Più investimenti, meno promesse»
di Rinaldo Frignani
«È un bollettino di guerra. Dietro quei numeri drammatici ci sono le storie di migliaia di famiglie, di lavoratori che si sono ritrovati in un momento senza occupazione. Questa è la vera tragedia». Fabio Turco, 44 anni, è il nuovo segretario generale della Filca Cisl del Lazio. Arriva da Viterbo e a metà aprile è subentrato a Stefano Macale, chiamato alla segreteria nazionale.
Come si può uscire da questa situazione?
«Se la formula ripresa dell’economia uguale allo stato del settore edile è ancora valida, allora è necessario che il Lazio assicuri una politica seria sugli investimenti per far ripartire i cantieri. Le costruzioni hanno un indotto pauroso: se riprende questo settore, ripartono anche gli altri. Ma bisogna essere realisti e rispettare gli impegni. Non servono promesse, altrimenti da questa crisi non si esce».
Secondo voi adesso chi si deve muovere? A chi vi rivolgete?
«Sia al settore pubblico sia a quello privato. Da sempre le costruzioni registrano un picco massimo per poi calare. In questa fase di difficoltà del privato - con la crisi legata alla vendita degli immobili e le banche che hanno chiuso i rubinetti concedendo meno mutui - è il pubblico che deve investire, ma questo negli ultimi anni non è accaduto. Il settore è così ancora immobilizzato da troppo tempo».
Si potrebbe cominciare dalle opere incompiute...
«Sono molte in tutta la regione. Bisogna investire sulle infrastrutture. A Roma dobbiamo completare la Metro C, perché oltre a dare lavoro contribuirà a rendere più vivibile la città. Purtroppo ci sono stati tanti annunci e poca concretezza. Penso ai piccoli interventi per il Giubileo. Così il settore non riparte, le opere vanno cantierizzate. C’è la superstrada Civitavecchia-Orte ancora da completare. Se ne parla dal 1973, da 43 anni! Ma il Lazio è pieno di arterie non finite che così come sono non servono a nessuno. Concludendo quello che è stato cominciato si darebbe una forte spinta occupazionale».
Scuole, periferie, strade. Qual è la priorità?
«Prima di tutto bisogna eliminare il criterio del massimo ribasso e introdurre quello di congruità. Le imprese che non sono in grado di essere imprese nel vero senso della parola devono essere espulse. La sicurezza sul lavoro è un punto cruciale, quindi gli appalti non possono essere vinti da ditte che offrono i prezzi più bassi, perché vuol dire che non fanno attenzione alla sicurezza nei cantieri, agli operai in regola e alla qualità di quello che alla fine consegnano. Va debellata la concorrenza sleale - di imprese che evadono i contributi fiscali e previdenziali - e per questo serve una white list di quelle regolari».





Articoli Stampa
