Roma e provincia, nel 2019 già otto «morti bianche» in due mesi

Corriere della Sera.it del 4 marzo 2019

Due le vittime straniere, causa più frequente la caduta dall’alto. L’allarme nei cantieri. La Filca Cisl avverte: non bisogna abbassare la guardia, più ispezioni e formazione. E lotta al dumping contrattuale, con il quale gli operai vengono assunti senza garanzie
di Rinaldo Frignani
Otto morti dall’inizio dell’anno solo a Roma e provincia. Fra loro c’è anche il giovanissimo Pasquale Persia, 14 anni, che ha perso la vita pochi giorni fa a Capena, sulla via Tiberina, dopo essere caduto da una scala alta sei metri sulla quale era salito per aiutare il padre a riparare il tetto del capannone della ditta di legnami danneggiato dal forte vento. Sempre per l’ondata di maltempo ha perso la vita ad Anzio anche un operaio romeno che lavorava i una cartiera. Dall’inizio dell’anno in tutto il Lazio sono 13 le morti sul lavoro, compresi coloro che sono stati uccisi dal ribaltamento di trattori nelle campagne. Sul fronte dell’edilizia l’ultima vittima è stata Massimo Abbafati, 38 anni, che si è rovesciato il 18 febbraio scorso con il bobcat che stava manovrando in un cantiere in vicolo della Patatona, a Ciampino: stava pulendo da residui di vegetazione il costone di un fossato, pochi minuti e sarebbe tornato a casa a Lariano dalla moglie incinta.
Tragedie sul lavoro in un anno che si annuncia peggiore di quello passato. I dati della Filca Cisl parlano soltanto nei cantieri laziali di 250 operai morti dal 1999 a oggi, oltre 80 dei quali a Roma, la metà circa stranieri (quasi tutti romeni). L’età media delle vittime è 39 anni, la causa più frequente la caduta dall’alto (40% dei casi). Quasi tutte le tragedie dell’anno scorso a Roma e nel Lazio nel settore edile sono avvenute per questo motivo: a Piedimonte San Germano e Castrocielo(Frosinone), Lenola (Latina), Palestrina e Portonaccio (Roma). Spiega il segretario generale Filca Cisl Fabio Turco: «L’aumento delle vittime nel settore delle costruzioni significa che non bisogna rallentare con le ispezioni e che solo con una formazione mirata fatta da organi competenti si può diminuire il numero dei morti. Bisogna affrontare il fenomeno del dumping contrattuale (assunzioni con qualsiasi contratto non specifico). Nei prossimi giorni flash mob».
Si muore soprattutto di lunedì, quasi sempre si tratta di maschi. I dati sulle morti bianche sono spesso soggetti a variazioni: devono essere stabilizzati perché in molti casi feriti in codice rosso si aggravano in ospedale fino a morire, ma può succedere che non vengano conteggiati. Come non fanno parte degli elenchi coloro che perdono la vita in incidenti stradali mentre si recano al lavoro e per questo i familiari non vengono indennizzati con risarcimenti assicurativi, a parte quelli legati al sinistro. Secondo il rapporto dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre, su elaborazione dati Inail, nel 2018 nel Lazio sono morte sul lavoro 63 persone (senza infortuni in itinere), l’8% del totale nazionale. Complessivamente i decessi sono stati 786, quaranta in più rispetto al 2017. Per l’osservatorio il Lazio è al sesto posto della triste classifica nazionale, dietro Campania, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, che guida la graduatoria con 113 incidenti con esito fatale. A Roma i decessi complessivi sono stati 46 su oltre un milione e 800 mila occupati (con un’incidenza del 25.1, che colloca la Capitale al 75° posto). In proporzione va molto peggio a città come Genova o Catanzaro, ma si tratta solo di un dato statistico. Rimangono invece concrete le tragedie sul posto di lavoro, la disperazione di parenti e colleghi, le indagini delle forze dell’ordine per ricostruire la dinamica con le carenze e il mancato rispetto delle misure di sicurezza sul posto di lavoro.

corriere della sera 4 marzo-infortuni mortali a roma

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